Finalmente fuori!

È prevista per oggi l’uscita in tutte le librerie del libro “Anticorpi bolognesi” con il reportage fotografico che documenta la reazione della città di Bologna alla pandemia, alla solitudine, all’attesa. Una città che vive e riesce ad assistere il prossimo nonostante quel virus che l’ha colpita a primavera e che oggi è di nuovo pesantemente tra noi.

Bologna non è più la dotta, la grassa, la rossa. “La vecchia signora dai fianchi un po’ molli” in poche settimane, durante la scorsa primavera, si è trasformata in una città muta, pervasa da una solitudine angosciante. La pandemia l‘ha messa in silenzio, ma mentre il silenzio surreale ne riempiva le strade, il tessuto umano bolognese ha iniziato a muoversi, dando vita a una serie di iniziative di comunità, di buone pratiche imprenditoriali, individuali e collettive. Di questo racconta il libro di Giulio Di Meo, Anticorpi bolognesi (edito da Pendragon). Il reportage documenta la variegata e contrastata umanità presente nella nostra città durante l’emergenza coronavirus, nei mesi più duri del lockdown, da marzo a giugno.

Oggi che quel silenzio aleggia di nuovo su molte città d’Italia potrete trovare nelle librerie tredici capitoli che, con fotografie, illustrazioni, grafiche e parole restituiscono un’immagine di Bologna che rifugge dal pietismo e agisce.

Anticorpi bolognesi non è semplicemente la cronaca di una pandemia, ma uno sguardo attento su quanto di buono è stato fatto da chi vive la città, nonostante le restrizioni e gli ostacoli imposti dal virus. Studenti e attivisti, associazioni e centri sociali, artigiani, lavoratori autonomi e imprenditori di fronte ad una situazione di emergenza si sono uniti per superare una crisi inedita e inaspettata, cercando di non lasciare nessuno indietro.

Dopo una prima fase iniziale autoprodotta, Anticorpi bolognesi è diventato una campagna di crowdfunding grazie alla quale è stato possibile, non solo realizzare questo libro, ma soprattutto finanziare due iniziative di solidarietà descritte nel libro stesso, Dont’ Panic – Organizziamoci! e Staffette alimentari partigiane. Ma l’azione solidale non si è esaurita qui. Infatti il 10% di quello che si ricaverà dalle copie vendute andrà alle Cucine Popolari, la mensa che accoglie persone che beneficiano di pasti offerti dalle imprese del territorio.

Anticorpi bolognesi rispecchia l’anima del suo autore Giulio Di Meo e vuole essere testimonianza che un giornalismo indipendente, anche attraverso l’uso di linguaggi diversi, dalla fotografia alle parole, dall’illustrazione alla grafica, è ancora possibile. Un progetto nato in collaborazione con la rivista di fotogiornalismo Witness Journal, con i testi di Sara Forni, i poster e le grafiche di Vittorio Giannitelli e le illustrazioni di Luca Ercolini/Elle.

La prefazione del libro è a cura di Roberto Morgantini che è stato un grande sostenitore dell’intero progetto. Dalle sue parole:

“Anticorpi bolognesi testimonia, con l’attendibilità di un testo di storia, un tempo sospeso, un vuoto che tutti abbiamo percepito. Gli scatti di Giulio Di Meo, con la poetica che solo la magia del bianco e nero sa evocare, delineano con delicatezza, senza eccessi, situazioni e sensazioni, istanti e spazi di una Bologna in pieno lockdown che, nonostante l’inimmaginabile vuoto creatosi nelle sue strade, ha saputo – sin dai primi giorni – rialzarsi e immaginare il futuro, perché questa città tra le tante bellezze e i numerosi meriti, ha il primato di saper guardare la luna e mai il dito. Bologna sa accogliere e trasformarsi, ricordare e non commiserarsi. Di Meo ha immortalato le architetture prive di passanti, i portici che proiettano le ombre sulle saracinesche abbassate, una Piazza del Nettuno abitata solo da alcuni riders in “attesa” di nuove consegne. Ed è proprio l’attesa la sensazione che prevale in questi scatti. L’attesa dei senza fissa dimora, della loro solitudine che ha continuato ad alimentarsi, nonostante tutto, ai margini di una città senza voce. L’attesa degli anziani di ricevere la spesa in casa; l’attesa degli operatori sanitari, bardati di tute e mascherine, di concludere un turno estenuante. L’attesa delle coraggiose attività artigianali che, pur di non cedere al declino economico, si sono inventate nuove produzioni. L’attesa che diventa “turno” alle file di tutti gli ingressi. Nuove regole, nuove abitudini e nuovi linguaggi hanno mutato il paesaggio urbano e i loro cittadini. Anticorpi bolognesi è uno spaccato di queste trasformazioni globali, che ha saputo abilmente “raccogliere”, con la perizia dell’arte fotografica, per poterle meglio condividere, per custodirle e raccontarle, come un’analisi antropologica per chi, un domani, vorrà saperne di più del 2020 e della sua “malattia” capace di trasformare l’umanità“.

Il libro è disponibile in tutte le librerie bolognesi e d’Italia (su ordinazione), negli store online, sul sito della Pendragon.

Per ordinare una copia o ricevere ulteriori informazioni scrivere a: info@giuliodimeo.it o redazione@witnessjournal.com