WORKSHOP NELLA LOCRIDE | Giu. 2019

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WORKSHOP NELLA LOCRIDE | Giu. 2019

LA LOCRIDE RESISTENTE – Workshop di fotografia sociale con Giulio Di Meo e Nicola Zolin

20-23 Giugno 2019 | Camini e Riace (RC)

Questo workshop di fotografia sociale si terrà nei territori della Locride in Calabria, in quei borghi arroccati che hanno reagito alla minaccia di spopolamento attraverso i progetti inclusivi con rifugiati e richiedenti asilo nell’ambito del progetto Sprar. Il più noto di questi paesi, la Riace di Mimmo Lucano, è tristemente balzata alla cronaca con la messa agli arresti domiciliari e il successivo divieto di dimora del sindaco, che si è dichiarato “colpevole di umanità”, mentre il governo italiano in qualche settimana s’impegnava a smantellare il suo progetto, che ha rivoluzionato il modo di pensare all’accoglienza a livello nazionale. Nel frattempo, oltre a Riace, nella Locride diversi località hanno fatto partire degli importanti progetti di accoglienza. Uno dei più importanti è quello di Camini, cittadella situata a 3 km a Nord di Riace. Qui i progetti di accoglienza si sono intrecciati al recupero del patrimonio culturale, a una pianificazione imprenditoriale ed economica volta sia allo sviluppo delle attività della cooperativa che al benessere della cittadina e dei suoi ospiti. obiettivo del workshop è quello di documentare il presente di questi paesini che si stanno adeguando alle nuove normative del decreto sicurezza. Lavoreremo con la cooperativa “Jungi Mundi” a Camini, visiteremo Riace e altri paesini della Locride, come Stignano, Caulonia e Gioiosa Ionica, parte della Rete dei Comuni Solidali (Re.Co.Sol).

Date: 20-23 Giugno 2019 – Consigliamo di arrivare un giorno prima dell’inizio e partire il giorno successivo alla fine del corso

Luogo: Camini (Reggio Calabria)

In collaborazione con: Cooperativa Jungi Mundi

Storia recente delle migrazioni nella Locride: I paeselli calabresi della zona meridionale della costa ionica avevano conosciuto soltanto flussi in uscita di migranti lavoratori verso le industrie del Nord. Gli sbarchi del 1997 a Badolato e del 1998 a Riace marina hanno cambiato la storia di questi villaggi dimenticati. In quelle barche erano quasi tutti curdi, un popolo senza stato, vittima degli schemi geopolitici del Novecento. Si trovarono all’improvviso accolti da una comunità ospitale, che mise a loro disposizione le case in disuso e s’impegnò a dar loro sostentamento. E’ in quei giorni che nasce la visione di quello che con il tempo Riace diventerà: un esperimento di convivenza tra persone provenienti da luoghi diversi, il tentativo di far rinascere un villaggio sempre più disabitato, stravolto da uno tsunami demografico. Un’utopia che risponde a una vera e propria emergenza: dal Mezzogiorno sono emigrate 1 milione e 113 mila persone, 653 mila soltanto tra il 2008 e il 2015, tra i quali 478 mila di cui 133 mila laureati. Nel tempo Riace diventa un laboratorio politico per chi si occupa di accoglienza, in particolare di accoglienza diffusa tramite il progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Dal 2004 Lucano diventa sindaco e da allora è il comune a gestire direttamente i fondi per il progetto di accoglienza: vengono riaperte alcune botteghe, riparte la scuola e viene creato un ambulatorio medico, con l’idea di fare dell’immigrazione un’opportunità, di cui tutti possano beneficiare. A Riace arrivano osservatori, artisti e giornalisti da tutto il mondo e la cittadina calabrese comincia a venir definita un “modello” di accoglienza diffusa e integrazione. Nel 2016 Lucano viene inserito tra le 50 persone più influenti al mondo dalla rivista Fortune, ma è in quello stesso anno che cominciano le indagini su di lui da parte della prefettura di Reggio Calabria, che indaga le irregolarità amministrative e gli illeciti penalmente rilevanti del progetto. Il sogno comincia a trasformarsi in un incubo. Il colpo di scena arriva sabato 13 ottobre, con il documento del Viminale che di fatto cancella il modello Riace, muovendo accuse e contestazioni al progetto di accoglienza. Il documento di 20 pagine riferisce al comune e al prefetto di allontanare dal paese tutti gli stranieri ospitati. É questo il colpo più duro per “il paese dell’accoglienza” che ha ospitato in questi anni persone provenienti da ogni angolo del globo. Mentre Mimmo Lucano è ancora interdetto di tornare a Riace, la cittadina è tornata al silenzio di una volta. I frutti di questo lavoro sono fioriti nei paesi circostanti

In seguito arriva il “decreto sicurezza”, che oltre ad abrogare la protezione umanitaria che fino ad oggi è stata concessa ai cittadini stranieri che fuggono da contesti di emergenza come conflitti, disastri naturali o altri seri motivi di carattere umanitario, limita il sistema dell’accoglienza soltanto a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati. Di conseguenza anche i 60 paesini della Locride che hanno adottato il modello Riace, contrapponendosi alla politica dei grandi campi, i vari CAS e CARA, soffrono ora del taglio dei fondi, delle partenze di molti ragazzi e del ridimensionamento dei progetti che mette a repentaglio la loro rinascita.

Foto di Nicola Zolin

Programma: Il corso sarà diviso in diversi momenti: una parte teorica, una parte pratica e una di critica e selezione dei lavori. Ogni partecipante del gruppo può concentrarsi su una questione particolare, un personaggio, un concetto da esprimere osservando i territori e gli abitanti della Locride e in particolare i paesi di Camini (dove saremo di base) e Riace (a 3km di distanza). Incontreremo personaggi che lavorano da anni in questi progetti di inclusione in Calabria e saranno organizzate alcune visite in luoghi simbolo del territorio (Badolato, Placanica, Caulonia, Stignano).

Saranno inoltre previsti momenti di confronto tra i partecipanti al workshop, i volontari e i soci della cooperativa. Il corso, infatti, non ha solo l’obiettivo di guidare i partecipanti nello sviluppo di un progetto fotografico, ma è anche un’esperienza di scambio, confronto e dialogo tra volontari e partecipanti. Le serate saranno dedicate all’editing delle foto scattate, con discussione e confronto tra i vari partecipanti. Quotidianamente saranno selezionate le immagini migliori che andranno a formare, alla fine del corso, il portfolio personale. Con le foto più rappresentative sarà realizzata una presentazione multimediale per raccontare l’esperienza vissuta dal gruppo e per sensibilizzare sulle tematiche documentate. Durante le giornate del workshop verrà organizzata una serata dove i due fotografi presenteranno i propri lavori fotografici ai partecipanti ed ai volontari.

Costo del workshop: La quota di partecipazione è di 400 euro e comprende corso, vitto e alloggio).

Prodotti finali: pubblicazione delle foto degli studenti sul sito dei fotografi e realizzazione di un prodotto multimediale del lavoro collettivo.

Requisiti: il workshop non richiede conoscenze fotografiche tecniche specifiche o avanzate ma solo che i partecipanti abbiano già fatto, a qualsiasi livello, fotografia.

Per info e iscrizioni: info@giuliodimeo.it | zolinphoto@gmail.com

Foto di Nicola Zolin


Fotografi:

Nicola Zolin – Nicola Zolin è un fotogiornalista e scrittore nato a Marostica (VI) nel 1984. Tra i suoi progetti documentari principali: la vita parallela dei giovani in Iran, le storie dei rifugiati lungo la rotta balcanica, in Italia e in Libano, le competizioni idriche tra paesi nei principali fiumi internazionali e una serie di reportage su persone che con i loro progetti stanno cambiando il mondo. Le foto del suo reportage su Riace e i paesi della Locride, “il mondo è un paesino” sono state pubblicate da Der Spiegel, Corriere della Sera, 6 MOIS, Il Reportage, de Volkskrant, Left e altri.

Giulio Di Meo – Giulio Di Meo è un fotografo italiano impegnato da più di dieci anni nell’ambito del reportage e della didattica. Organizza incontri e workshop di reportage e di street photography, in Italia e all’estero, e laboratori per bambini, adolescenti, immigrati e disabili per promuovere la fotografia come strumento di espressione e integrazione. Fotografo freelance, porta avanti i propri progetti in modo indipendente. Presidente dell’associazione Witness Journal e photo editor dell’omonima rivista di fotogiornalismo WJ. Collabora con diverse associazioni e ONG, in particolar modo con l’Arci, con la quale dal 2007 organizza workshop di fotografia sociale in diverse realtà del Sud del mondo (Argentina, Bolivia, Brasile, Camerun, Colombia, Cuba, Saharawi, Senegal).