Volontari. Storie di impegno quotidiano
I volontari sono le fondamenta che reggono la “casa” di ANPAS. I loro volti e le loro storie raccontano le Pubbliche Assistenze dall’interno: non numeri né ruoli astratti, ma persone reali. C’è chi guida un’ambulanza nel cuore della notte, chi organizza un magazzino alimentare, chi dedica tempo alla formazione o all’ascolto delle persone più fragili. Le immagini dei loro ritratti e dei momenti di quotidianità restituiscono la dimensione profondamente umana del volontariato, fatta di scelta, responsabilità e dedizione.
Casa ANPAS non è un luogo fisico, ma una metafora viva: è lo spazio in cui una comunità si riconosce e si prende cura di sé stessa. Dentro questa “casa” il volontariato diventa pratica concreta, organizzazione, responsabilità collettiva. È un’idea di società fondata sulla prossimità, capace di andare oltre l’emergenza per costruire legami duraturi.
Il lavoro fotografico di Giulio Di Meo si muove tra servizi di emergenza, assistenza agli anziani, distribuzione alimentare, progetti educativi e interventi durante la pandemia. Ma al centro restano sempre le persone. Mani che sostengono, sguardi che ascoltano, corpi che si mettono a disposizione raccontano una storia che affonda le radici nella tradizione laica e democratica delle Società di Mutuo Soccorso dell’Ottocento e continua a scriversi ogni giorno nei territori dell’Emilia-Romagna.
Ogni volto narra un percorso personale che si intreccia con quello della comunità, dimostrando che la solidarietà è prima di tutto una relazione. Nei loro sguardi si legge la consapevolezza che prendersi cura degli altri significa costruire insieme una società più giusta e coesa. Perché casa è ogni luogo in cui qualcuno sceglie di non voltarsi dall’altra parte, trasformando un gesto quotidiano in un atto di comunità.
Guarda le gallerie del progetto: Casa Anpas #1 – Casa Anpas #2
Volontari. I volti e le storie

Silvia
Mi chiamo Silvia Lombardi, ho 24 anni e sono volontaria presso la Pubblica Assistenza Città di Bologna. Attualmente sono studentessa all’ultimo anno di Medicina Veterinaria e Atleta agonista di Taekwondo dagli 11 anni di età. La nostra associazione aderisce ad ANPAS, che fornisce costantemente corsi e aggiornamenti ai volontari e alla cittadinanza, creando così un ambiente attivo e propositivo.
Ho iniziato il percorso in Pubblica spinta dal desiderio di apprendere nozioni di primo soccorso e capire come gestire le urgenze, ma anche guidata dall’esempio di mia madre, volontaria da ormai 12 anni. Svolgo questa attività di volontariato da 7 anni e settimanalmente mi impegno per coprire turni in ambulanza, seguire i corsi o partecipare ad altre attività.
Ogni volta che esco in ambulanza, apprezzo la possibilità di apprendere qualcosa, sia dai colleghi sia dalle persone che incontriamo, dalle esperienze e dalle storie che ci raccontano… a volte è difficile non essere coinvolti emotivamente. A riguardo, non dimenticherò mai le prime fasi della pandemia: furono, infatti, mesi intensi, nei quali l’attività della Pubblica era ai massimi livelli grazie proprio alla dedizione di noi volontari. La pandemia era una situazione nuova per tutti e abbiamo dovuto, per forza, farci i conti: l’incertezza, il farsi forza a vicenda, il portare conforto ai pazienti e ai loro familiari, mettere in campo il massimo delle energie e delle competenze ci ha permesso di mantenere vivo questo ricordo.

Sante
Classe 1943, detto il “Nonno”, tessera n. 12. Quando è nata la Pubblica in Via delle Belle Arti a Bologna io ero lì. In quella sede e all’epoca, pagavamo 350 mila lire e non avevamo nulla. Comprammo a rate un Volkswagen, la nostra prima ambulanza: la Bravo 1 che durò purtroppo sol-
tanto un anno a seguito di un incidente che la rese inutilizzabile. Decidemmo tutti assieme -e all’epoca eravamo solo in 1O- di autofinanziarci e anche con l’aiuto del concessionario comprammo una seconda ambulanza. sl, insomma, partimmo tutti assieme con dei gran debiti. Non nascondo che un po’ la fortuna ci aiutò, forse per quello di buono che stavamo facendo a Bologna per la nostra gente.
Con pochi aiuti del Comune e dell’allora ANFAS iniziò la nostra avventura. Cominciammo a farci pubblicità anche grazie ai tranvieri che assieme ai primi infermieri del traumatologico erano cominciati a venire presso la nostra Associazione. Tutti assieme eravamo una grande famiglia, senza distinzioni cominciammo a realtà costruire del quella che sarebbe diventata la prima realtà del volontariato sanitario nel Bolognese. Alla soglia dei miei 80 anni posso dire che vicino alle nuove generazioni che si sono succedute mi sento ancora un ragazzo, ancora una volta senza distinzioni: uguale agli età. E poco importa la mia età.

Daria
Mi chiamo Daria, ho 24 anni e poco più di tre anni fa sono entrata nel mondo della Pubblica Assistenza. Sebbene in altri contesti, ho sempre svolto attività di volontariato, spinta dal forte desiderio di dare il mio contributo e di aiutare, nel mio piccolo, il prossimo. Dopo anni in cui mi sono dovuta interfacciare con i volontari delle ambulanze a causa della malattia di mio nonno, ho deciso di diventare una di loro, entrando a far parte di questa catena di collaborazione e assistenza reciproca con l’obiettivo di offrire agli altri l’aiuto ricevuto. Questa volontà si è tradotta anche nella scelta del percorso di studi e della mia futura professione (si spera!); infatti, dopo una prima laurea in Psicologia, ora sto proseguendo nell’ambito delle Neuroscienze e della riabilitazione neuropsicologica. Le conoscenze acquisite nel corso di questi anni universitari mi sono di grande aiuto sulle ambulanze, dove è importante che l’assistenza non si limiti al puro ambito sanitario, ma si occupi anche del benessere psicologico dei pazienti, aspetto fondamentale.
I miei interessi però spaziano e mi appassiona provare attività sempre differenti, in particolare per quanto riguarda gli sport. Se non sono sui roller o su un surfskate, allora mi butto sull’arrampicata o il tennis, se c’è la neve si scia e d’estate la priorità è andare a fare surf al mare o trekking in montagna. Ma quando torno a casa con un infortunio (spesso), allora la pittura ad acquerelli diventa una grande alleata.

Stefano
Mi chiamo Stefano Scattaglia, ho 23 anni e sono volontario in Pubblica Assistenza Città di Bologna da circa 3 anni. La mia spinta più grande per iniziare e continuare questo percorso è sicuramente la voglia di essere di supporto a quella parte di popolazione la quale la vita ha riservato momenti di difficoltà. Dall’emergenza territoriale ai servizi socialmente utili, ogni tipo di attività che viene svolta dalle Pubbliche Assistenze è di fondamentale importanza per la cittadinanza; con la visione del ‘una mano lava l’altra’ volontari e cittadini creano un legame indistruttibile, essendo il tutto alimentato da una voglia comune di unione, solidarietà ed uguaglianza. Far parte di questa associazione mi ha dato la possibilità di crescere non solo dal punto di vista tecnico del soccorso, ma soprattutto sotto il profilo umano, acquisendo una sensibilità ed una consapevolezza verso certi momenti della vita che altrove non avrei mai potuto ‘sviluppare’. Devo molto a questa associazione, mi ha fatto conoscere delle persone che sono diventate la mia seconda famiglia e che mai più potrò farne a meno; è riuscita a creare coesione tra persone che in un qualsiasi altro tipo di contesto non si sarebbe mai venuta a creare. E’ impossibile spiegare tutte le emozioni che si provano facendo parte di questa organizzazione, l’unico modo per comprendere a pieno è sperimentare unendosi a tutto ciò!

Martina
Mi chiamo Martina, ho 33 anni, e posso dire che la Pubblica Assistenza città di Bologna mi ha cambiato la vita. Ne sono entrata a fare parte 6 anni fa, spinta dalla voglia di aiutare gli altri, e da allora è nata una vera e propria passione che mi ha portata 2 anni fa a riprendere gli studi e intraprendere il corso di laurea in infermieristica. Ogni volta che esco in ambulanza mi rendo conto di quanta gente bisognosa ci sia. Persone che dopo un sorriso sincero si sentono già meglio, persone anziane che dopo 5 minuti di chiacchiere ringiovaniscono di anni e persone con problematiche mediche purtroppo più serie che hanno bisogno di tutta le nostre capacità nel campo del primo soccorso per essere portate in ospedale nelle migliori condizioni possibili. Penso che l’assistenza al prossimo sia una delle attività più gratificanti che ci sia, è sicuramente emotivamente molto dispendiosa, ma un “grazie” accompagnato da un sorriso mi ripaga di tutto.

Matteo
Mi presento, sono Matteo e sono un volontario della Pubblica Assistenza città di Bologna. Ho 30 anni e nella vita faccio l’elettricista. Occupo la maggior parte del tempo libero facendo svariati sport, amo gestire e organizzare eventi. Tre anni fa ho iniziato questa attività, spinto dal sogno che avevo fin da bambino, ovvero poter guidare le ambulanze. Parlando con una ragazza che era già inserita ho preso coraggio e ho fatto questo passo. Non smetterò mai di ringraziarla per avermi concesso questa opportunità. In associazione si è creato un gruppo giovanile con cui condividiamo anche momenti di svago. Con i “veterani” invece si è creato un legame quasi familiare, essendo persone fantastiche capaci di ascoltare e consigliare.
Dopo le prima uscite sul campo, il piacere provato per essere utile al prossimo è diventato motivo di orgoglio, mentre il timore di sbagliare è sfociato in sicurezza, anche grazie all’aiuto delle persone più esperte, che sono un punto fisso anche dopo tutto questo tempo. In questa esperienza non si smette mai di imparare, soprattutto per la moltitudine di variabili che possono capitare su un servizio. Provo a convincere ogni giorno più persone possibili ad iniziare questo percorso, e son sicuro che qualcuno lo abbia fatto anche grazie alle storie raccontate. Capita spesso di essere visti come “angeli”, ma in realtà vorrei essere solo visto come un esempio, e mi piacerebbe esserlo soprattutto per i più giovani.

Denise
Sono Denise, una volontaria della pubblica assistenza di Bologna dalla fine del 2018. Sono passati 3 anni ormai e nemmeno me ne rendo conto. Ho iniziato ad uscire in ambulanza perché anche mio padre è un volontario e sin da bambina mi ha fatto capire l’importanza di compiere questo gesto, di aiutare gli altri. Non appena ho avuto la possibilità sono entrata anche io in associazione e devo dire che è stata una delle scelte migliori della mia vita. Essere volontario, in particolare in ambulanza, non è solo aiutare la gente che sta male, è in qualche modo anche aiutare se stessi. Ogni volta che si esce si è pronti ad affrontare ciò che potrà succedere, ma ogni persona che si incontra, in bene o in male, ci lascia qualcosa, qualcosa che ci fa crescere continuamente. Vedere scenari così variegati e persone sempre diverse, aiuta ad aprire la mente. In questi miei tre anni di volontariato ho fatto amicizia con tantissimi colleghi, che mi hanno dato una mano, anche inconsapevolmente, a diventare la persona che sono oggi.
Nella vita di tutti i giorni ognuno è impegnato con le infinite cose che deve portare avanti: lo studio, la carriera lavorativa… Inizialmente pensavo che aggiungere un impegno del genere sarebbe stato gravoso. Mi sono decisamente ricreduta. Per me andare in servizio è diventato un piacere. Ovviamente all’inizio non si sa cosa aspettarsi, poi quando si fanno le prime esperienze si è emozionati e spesso non sente il peso del compito che si sta svolgendo. A lungo andare però l’entusiasmo scema e si iniziano a vedere anche i lati negativi. In ambulanza questo non mi è successo. È un’avventura continua, per la quale voglio trasmettere la mia passione a tutte le persone che mi chiedono perché lo faccio.

Stefania
Sono Stefania una volontaria soccorritrice di 54 anni, lavoro nella scuola dell’infanzia e sono una nonna e una mamma di cinque figli. Mi sono avvicinata a questo tipo di volontariato una decina di anni fa, quando ad un certo punto della mia vita io e la mia famiglia siamo stati avvolti dallo sconforto e dalla disperazione, eravamo impotenti davanti alla dura realtà dei fatti e in quel momento di grande vuoto, siamo stati aiutati e sostenuti dai volontari che ci hanno dato tanto aiuto, sostegno e conforto. Così appena me la sono sentita ho voluto nel mio piccolo dare il mio aiuto a chi ne aveva bisogno. Questa è un esperienza molto bella che da la possibilità di aiutare gli altri nel momento del vero bisogno e questo gratifica a livello umano e colma il cuore. Questo tipo di volontariato, unisce nel suo percorso un ampia cerchia di persone di svariate età tutti uniti per aiutare il prossimo. Tutto questo è bontà allo stato puro che ti gratifica dentro, che ti fa scordare la stanchezza, che allontana tutti i dubbi, che ti da la forza d’andare avanti, che ti dice questa è la strada giusta da percorrere.
LINK:
CASA ANPAS #1: Oltre l’emergenza (le foto)
CASA ANPAS #1: Oltre l’emergenza: un viaggio nella Pubblica Assistenza
CASA ANPAS #2: Volontari. I volti e le storie (le foto)
CASA ANPAS #2: Volontari. Storie di impegno quotidiano
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