TONI AL MAT

Storie lungo il fiume: tra Gualtieri, il Po’ e Ligabue

Workshop di fotografia documentaria: dallo scatto alla costruzione della storia
30 aprile-1/2 Maggio 2026 – Gualtieri (Re)

Gualtieri è un piccolo borgo adagiato sulle rive del Po, nella parte più profonda della bassa emiliana, che accoglie e meraviglia chi si spinge fin qui con una maestosa piazza, un imponente palazzo e pioppeti a perdita d’occhio che accompagnano il cammino fino al grande fiume. Il viaggiatore distratto, di fronte a tanta quiete, sarebbe già pronto a proseguire verso la prossima destinazione. Quasi nessun indizio, infatti, lascia intuire che proprio in questo luogo, in un’epoca in cui gran parte della popolazione lavorava duramente la terra, si sia svolta gran parte della non semplice vita di Antonio Ligabue. La figura di questo straordinario pittore è stata poi immortalata nel documentario Rai di Raffaele Andreassi, portata all’attenzione del grande pubblico dallo sceneggiato di Salvatore Nocita alla fine degli anni ’70 e, più recentemente, riscoperta grazie al film “Volevo Nascondermi” di Giorgio Diritti.

Per comprendere a fondo la travagliata vicenda di questo artista — nato in Svizzera, espulso in Italia e spedito a Gualtieri da un padre che ha sempre odiato — bisogna scavare e cercare per le vie del paese, mettendosi in ascolto delle testimonianze rimaste. Occorre trovare le tracce del suo passaggio e della sua vita nella golena. Questo ambiente è un mondo a sé stante, sospeso fra il borgo e il corso del Po, dove l’acqua, la sabbia, le piante e l’intervento dell’uomo modellano e modificano la prospettiva in continuazione. Abbiamo scattato fotografie fra i piumini che, in questa stagione, imbiancano i prati. Lo abbiamo fatto condividendo bicchieri di vino offerti da chi festeggiava una giornata di riposo nei “casotti” — un tempo capanni utilizzati per la pesca o la caccia e palafitte, oggi adibiti a rifugio nella natura per gli abitanti del paese — cercando costantemente l’ombra di quel pittore che qui visse emarginato, malato e denutrito.

Ci siamo quindi ritrovati nel cuore del paese, lì dove veniva da tutti chiamato “Toni al Mat”. Era considerato il matto del villaggio, preso in giro da grandi e piccini, almeno finché non raggiunse un po’ di fama e i suoi quadri, che in passato venivano persino usati per accendere il camino, presero finalmente valore. Lo abbiamo cercato con l’immaginazione visitando velocemente il Teatro Sociale, il luogo in cui andava a vedere i film nascondendosi nel loggione. La nostra ricerca è proseguita nei due musei a lui dedicati. Dapprima la Casa Museo, ospitata all’interno di quello che un tempo era uno dei tanti fienili delle famiglie contadine che diedero un riparo e un piatto di pasta all’artista; qui siamo stati accolti dagli aneddoti vissuti, in parte in prima persona, dal proprietario e dal curatore artistico. Successivamente abbiamo visitato il Museo Fondazione Antonio Ligabue, che ne racconta il lato artistico e che da pochi mesi ha portato in paese un’esposizione stabile delle sue opere. Lì, una delle guide volontarie ci ha aiutato a scoprire la storia dell’uomo e di Gualtieri.

Oggi le vie del borgo sono quasi deserte, l’ospedale dove l’artista visse a lungo e in cui si spense è diventato una casa di riposo, mentre il suo busto — opera di Nerone, un altro artista locale — resta quasi nascosto dietro la Piazza, dove qualche turista si scatta un selfie. In questa atmosfera, riemergono lentamente le tracce del tempo che fu, quando Ligabue si aggirava per queste stesse vie a bordo delle sue amate Moto Guzzi, portando un quadro sulla schiena — il suo ultimo dipinto — per farlo vedere a tutti con orgoglio. Alla fine del viaggio, nel cimitero dove è sepolto e in cui si trova una copia della sua maschera funebre impressa da Andrea Mozzali, si comprende come la sua travagliata esistenza abbia finalmente trovato pace. Lo testimonia il commovente epitaffio sulla sua tomba: “Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore”.

Giusi Cotena

Grazie alla Pro Loco di Gualtieri, alla Fondazione Museo Antonio Ligabue, alla Casa Museo Antonio Ligabue, al Teatro Sociale di Gualtieri e a tutte le persone che ci hanno accolto, accompagnato e aiutato a scoprire storie, luoghi e memorie di questo territorio. Senza la loro disponibilità, generosità e passione questo racconto non sarebbe stato possibile.

Fotografie di: Lorenzo Benelli, Giampietro Carli, Sonia Gambarati, Gabriella Magri, Roberta Prampolini, Leonardo Ruggiero, Remigio Salierno, Stefano Trevisan.

Assistente: Lorenzo Benelli

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