VITE IN QUOTA

Workshop di fotografia sociale con Giulio Di Meo
30-31 luglio/01-02 agosto 2026 • Trentino


Tra malghe e persone

Salire in malga significa allontanarsi dal rumore e dalla fretta, ma non dal lavoro. Qui le giornate iniziano presto, seguono il ritmo degli animali, delle stagioni e del tempo atmosferico e lasciano poco spazio all’improvvisazione. L’alpeggio è una delle pratiche più antiche dell’agricoltura di montagna: per alcuni mesi dell’anno il bestiame viene trasferito dai fondovalle ai pascoli d’alta quota, dove gli animali trovano foraggio e gli allevatori continuano a prendersene cura ogni giorno. In Trentino questa tradizione conserva ancora una presenza importante: sono circa 640 le malghe censite sul territorio provinciale, circa 380 quelle oggi attive, distribuite su una superficie di pascolo che raggiunge i 50.000 ettari. Oltre un centinaio trasformano ancora il latte direttamente in quota. Numeri che raccontano non soltanto una realtà agricola, ma un sistema che contribuisce a mantenere aperti i pascoli, modellare il paesaggio e preservare conoscenze e pratiche che rischierebbero altrimenti di scomparire.

Per tre giorni abbiamo seguito da vicino la vita di tre famiglie che, nelle Giudicarie, tra il Bleggio e la Val Rendena, hanno scelto di vivere e lavorare in quota. Tre realtà diverse, accomunate da un legame profondo con la terra e gli animali e dalla volontà di continuare un’attività che oggi richiede passione, competenza e grande resistenza.

A Malga Lodranega, a 1657 metri di quota, Roberto e Lorena hanno costruito un piccolo mondo che mescola l’immaginario del ranch americano con la tradizione dell’alpeggio trentino. Durante l’estate si occupano dell’allevamento di bovini da carne destinati alla loro macelleria, accolgono bambini e visitatori e trovano, quando il lavoro lo permette, il tempo per dedicarsi ai cavalli, che montano anche a pelo.

La quotidianità di Laura ed Enrico ruota soprattutto attorno alle loro capre. Sono pastori e casari, ma il loro lavoro è anche una continua ricerca: attenzione alla salute degli animali, conoscenza dei processi biologici, cura nella produzione del formaggio e difesa del gregge dai grandi carnivori. La presenza di orsi e lupi è ormai parte della realtà con cui molti allevatori trentini devono confrontarsi durante la stagione dell’alpeggio. In Trentino, nel 2025, sono stati stimati 118 orsi e 22 branchi di lupo, con una presenza particolarmente significativa anche nella parte occidentale della provincia. Per chi vive la montagna attraverso il lavoro e l’allevamento, la convivenza con questi animali non è quindi una questione astratta: significa adottare sistemi di prevenzione, proteggere il bestiame e modificare, quando necessario, abitudini consolidate.

Laura ed Enrico conoscono bene questa realtà e sorvegliano con particolare attenzione le loro capre. Laura unisce conoscenze scientifiche e sapere della tradizione; Enrico, con i suoi cani e il suo modo essenziale di stare nella natura, sembra avere sviluppato con gli animali un linguaggio fatto soprattutto di sguardi, gesti e poche parole. I cani da guardiania sono diventati per loro una presenza fondamentale, non soltanto nella gestione del gregge, ma anche nella quotidiana necessità di proteggerlo dai predatori.

La questione dei grandi carnivori attraversa oggi la vita delle montagne trentine e mette in relazione esigenze diverse: la tutela della fauna selvatica, la sicurezza, la conservazione degli ecosistemi e la sopravvivenza delle attività pastorali. Nel 2025 i danni provocati dai lupi al patrimonio zootecnico in Trentino sono aumentati rispetto all’anno precedente, mentre quelli attribuiti agli orsi sono diminuiti; complessivamente sono stati registrati centinaia di capi di bestiame coinvolti in eventi di predazione.

A Malga Cengledino, sopra Tione di Trento, abbiamo incontrato le giovanissime sorelle Chiara e Laura, che insieme ai genitori hanno scelto di raccogliere il testimone della gestione della malga. Anche qui il lavoro si divide secondo necessità e competenze: da una parte l’agriturismo e l’accoglienza degli ospiti, dall’altra il bestiame e la produzione del formaggio. Ma quando il lavoro lascia spazio alle parole, emergono storie, ricordi e aneddoti che raccontano una montagna molto più complessa di quella che spesso immaginiamo.

Le fotografie nate da questi incontri cercano di restituire proprio questa dimensione: non soltanto il paesaggio, gli animali o la bellezza delle malghe, ma soprattutto le persone che ogni giorno rendono possibile questo modo di vivere la montagna. Volti, mani, fatica, gesti ripetuti, momenti di pausa e relazioni raccontano un territorio attraverso chi lo abita e lo cura.

Tre famiglie, tre modi diversi di stare in montagna, un unico filo conduttore: la scelta di un lavoro che richiede presenza, responsabilità e passione. Un lavoro che spesso rimane lontano dagli occhi di chi frequenta la montagna soltanto per qualche giorno, ma che continua a custodire conoscenze, pratiche e un rapporto con il territorio difficile da sostituire.

Paolo Bosetti



Workshop organizzato in collaborazione con il gruppo WJ Trento

Fotografie di: Anna Alvoni, Paolo Bosetti, Elia Campani, Cristian Cavicchi, Elena Iovine, Alexander La Gumina, Matteo Morelli, Tommaso Nicoletti, Roberto Tarozzi, Stefano Trevisan, Alessandra Varisco.

Music from #Uppbeat: Lilly red & Brazilian Coffee by Sky Toes

Lilly red – License code: HEGUQCEZUJKTVWUV

Brazilian Coffee – License code: T04DCJFEJGXEJ0VX