LA HABANA 500 – Workshop di fotografia sociale con Giulio Di Meo

12/23 novembre 2019 – Cuba 

La Habana es algo más. La Habana es una persona, y esa persona nos posee con su magia, nos hace cautivos.

Miguel Barnet

Difficile non sentirsi immersi nell’aria festosa dell’Havana, che il 16 Novembre 2019 ha compiuto 500 anni. Tutto, dagli eventi ai manifesti, dai racconti della gente per strada ai vari cantieri in giro per la città, testimonia questo grande evento. “Lo más grande”, questo è lo slogan della festa, iniziata già prima del 2019, soprattutto riguardo le opere di restauro per rifarsi il “look”. Tra tutte, il restauro del Capitolio, nuovamente riconsegnato al pubblico per essere visitato. L’Havana, capitale di Cuba, è suddivisa in 15 municipi, che a loro volta si dividono in quartieri (barrios). Abbiamo cercato di scoprire i quartieri dei municipi più significativi.

Prima destinazione: centro della città, imprescindibile meta sia per chi di noi metteva piede per la prima volta in questo paese caraibico multicolore, sia per chi aveva già assaporato i suoi sapori. In particolare il municipio di Habana Vieja, una delle zone più turistiche e suggestive, patrimonio dell’Unesco, miscela di stili architettonici e testimonianze di epoche diverse: dominazione spagnola e americana, britannica, francese. Siamo poi passati al Barrio Jesus Maria, quartiere particolarmente religioso e meno turistico: gli abitanti del quartiere infatti spaziano dal culto cattolico a quello protestante nelle varie denominazioni, a culti spiritualistici. Dopo ci siamo recati in Centro Habana, altro municipio, il Barrio Chino, a pochi passi dal Capitolio, la Chinatown cubana. In realtà, chi si aspetta di vedere atmosfere tipiche delle Chinatown presenti nelle varie città del mondo (New York, San Francisco, Milano, ecc) potrebbe rimanerne deluso, non è così caratteristico come altrove, l’impronta cubana prevale anche in questo luogo, specialmente camminando lungo San Rafael Boulevard.

Tappa successiva ad est, nel municipio di Guabanacoa. Anticamente villaggio coloniale, deve il suo nome ad una parola locale che significa “luogo alto con molta acqua”, famoso soprattutto per i suoi luoghi di culto (le santerie) e per le sue case, molte ancora originali. In questo quartiere abbiamo potuto assaporare di più la vita quotidiana dei cubani.  Non potevamo non fare tappa al mare, così siamo andati al municipio più ad est dell’Havana, Habana del Este, a Guanabo, rione (consejo popolare). Con le sue Playas de Este, caratterizzate tutte da sabbia bianca, mare cristallino e rade di palme che contribuiscono a creare un paesaggio tropicale fantastico. è una delle mete tipiche dei cubani che vogliano godersi un po’ di mare e sole.
Meta successiva: Centro Habana, nel Barrio Cayo Hueso. Anch’esso consejo popular, quartiere tradizionale della classe operaia popolato da afro-cubani.

L’Havana non è solo storia, testimone ne è il quartiere di Vedado, nel municipio Plaza, il più residenziale della città, dallo skylight decisamente diverso rispetto agli altri, moderno centro economico, politico e finanziario di L’Avana in cui sono concentrati i maggiori alberghi, ristoranti, teatri, cinema, gallerie d’arte, musei, negozi, uffici e ministeri. Diviso da due grandi viali in stile parigino, Calle G e Paseo, è abbellito da molti parchi e dalla grande Plaza de La Revolution. La principale strada del quartiere è la Calle 23, al cui culmine, tra Calle L e il Malecon, si trova l’area più turistica della zona e che è chiamata “La Rampa”, in cui c’è la più grande concentrazione di locali ed è il cuore pulsante del Vedado. Il Vedado è il quartiere in cui abbiamo soggiornato durante tutto il workshop. Questo ci ha dato modo di approfittare, nel tempo libero, per immergerci anche noi nella movida cubana.

Abbiamo continuato il nostro giro seguendo il filo conduttore della cultura religiosa afrocubana: di fronte all’Habana Vieja infatti, dall’altra parte del porto si trova il municipio di Regla, con i rispettivi quartieri di Regla e Casablanca. La prima località è famosa per l’Iglesia de Nuestra Señora de Regla, patrona della baia, che è associata nella religione cubana a Yemayà, la madre di tutti gli Orisha, nella Santeria cubana. Non a caso, subito fuori la chiesa è facile trovare dei Santeri ben disposti a parlare degli Orishas, le divinità Santere. La seconda è rinomata per la vista che si gode dal piazzale in cima ad una collinetta. Il nostro giro è continuato nel municipio di Cerro, nuovamente verso il centro città, caratterizzato da vecchi edifici, all’epoca case estive dell’alta borghesia. Poi abbiamo cambiato completamente atmosfera col quartiere di Santiago de las Vegas, nel municipio Boyeros, di vocazione più prettamente agricola. Non lontano da Santiago siamo poi passati a El Rincón, sempre a carattere agricolo.

E ancora, nuovamente nel municipio di Habana del Este abbiamo visitato Alamar, un quartiere dormitorio creato intorno agli anni 70, affacciato sul mare. Impressionante la sproporzione tra la dimensione degli edifici e chi vi abita: le persone quasi scompaiono, un po’ come alcune periferie delle nostre città, come ad esempio il Corviale a Roma. Siamo passati poi a Marianao e Jaimanitas, nuovamente sul mare, nuovamente a dimensione decisamente “uomo”. Ultima tappa prima del nostro rientro, il municipio 10 Octuber, residenziale e densamente popolato.

Come nei precedenti workshop, i luoghi che abbiamo visitato sono stati tanti, ognuno con le proprie caratteristiche, dal richiamo delle passate dominazioni alla moderna urbanizzazione, dai colori suggestivi delle spiagge alla quotidianità rurale, passando per lo stupore di cose, ai nostri occhi non comuni o frequenti, quali la lezione di scacchi ai bimbi di una scuola elementare, la disciplina durante le lezioni di musica, l’accesa partita di baseball di bimbi appassionati, le palestre in cui il sudore del caldo (in novembre neanche tanto) si mischia a quello del duro allenamento di chi le frequenta, il concerto improvvisato dai musicisti che lavorano nei locali grazie ad un nostro sorriso, caffè presi presso le case della gente con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere con, a volte, la sorpresa di sentirci rispondere in italiano. Senza fretta, senza diffidenza. Abbiamo scattato tanto, ancor di più abbiamo raccolto storie, esperienze, sorrisi e, si, anche abbracci.
Siamo ripartiti portandoci via il ricordo del Malecon, nostro vicino di casa, con le sue mareggiate, i suoi colori, le sfilate delle auto storiche quasi tutte rimesse a nuovo e usate come taxi per i turisti. Ci siamo portati via anche la consapevolezza del sempre maggiore impatto dell’embargo. Stanchi, con gli occhi pieni di immagini vivide, il cuore di esperienze, estremamente tutti soddisfatti di questo tour de force di crescita fotografica e soprattutto umana.

Emanuela Corazziari

 

Fotografie: Emanuela Corazziari, Massimo Franco, Maria Paola Gentile, Elisa Mapelli, Asbel Paz, Sofia Pesce, Eloy Rodriguez, Lucia Zullo.

Coordinamento: Federico Mei e Yoana Aranda

Musiche: Fidel by Bruno Bassi e Talkies by Huma-Huma

Workshop organizzato in collaborazione con ArcsAhs