Vent’anni di fotografia, passione e impegno sociale
Un viaggio lungo vent’anni, con oltre 250 workshop di fotografia realizzati. Un percorso che attraversa lotte sociali e storie di vita, intrecciando territori, memoria e impegno civile. Partecipare a un workshop di Giulio Di Meo significa immergersi in un’esperienza collettiva che va oltre la tecnica: un’occasione per imparare a guardare il mondo e trasformare la passione in uno strumento di cittadinanza attiva. Spazi di conoscenza, relazione e confronto tra i partecipanti, dove si crea un’alchimia che spesso trasforma un gruppo di sconosciuti in una comunità, dove nascono progetti condivisi e amicizie durature.
La fotografia come “scusa” per conoscere e fare memoria
“Per me la fotografia è un modo di vivere: credo nella macchina fotografica come un passe-partout per entrare nelle pieghe del mondo.” La fotografia diventa così “la scusa” per approfondire tematiche politiche, sociali e ambientali, e per entrare in contatto diretto con esperienze di lotta e percorsi di cambiamento.
“Cerco di portare questa visione anche nei miei workshop: dalle esperienze con il Movimento Sem Terra in Brasile alle attività dell’Associazione Hermanos Saíz a Cuba, dalle Madri di Plaza de Mayo in Argentina ai campi profughi Saharawi, fino ai laboratori realizzati in Bolivia, Camerun, Colombia, Guatemala e Senegal, anche grazie alla collaborazione con Arcs Culture solidali, la ONG dell’Arci, con cui collaboro dal 2007.
I laboratori diventano spesso spazi di memoria attiva, luoghi in cui rileggere momenti cruciali della storia recente e avvicinarsi a figure capaci di insegnare il coraggio della visione e dell’azione. Dal G8 di Genova del 2001, con la tragedia della Diaz e la morte di Carlo Giuliani, all’impegno non violento di Danilo Dolci; dalle lotte di Peppino Impastato alle pratiche di antimafia sociale, dalla pedagogia di Paulo Freire alla visione rivoluzionaria di Ernesto Che Guevara. Esperienze di riflessione sulla fotografia documentaria come strumento fondamentale per alimentare la memoria del passato e rinnovare quella del presente, creando un ponte tra sguardo individuale e impegno collettivo.
Il ruolo del fotografo: dalla strada alla costruzione del racconto
Ma chiaramente i workshop sono anche momenti in cui trasmettere passione, che per me significa condividere competenze legate alla visione e alla narrazione: dalla qualità dello scatto al rigore dell’editing, dalla gestione delle sequenze alla costruzione della storia. Offrono occasioni di crescita fotografica, per affinare lo sguardo sulle immagini e, soprattutto, comprendere come dare forma a una narrazione visiva, curandone ritmo, coerenza e impatto.
“Il mio obiettivo è trasmettere questa passione autentica per la fotografia sociale e documentaria a chi desidera imparare.” Una fotografia fatta di passi lenti: osservare, ascoltare, partecipare. Il ruolo del fotografo non si esaurisce nello scatto, ma richiede di guidare l’intero processo creativo, dall’osservazione iniziale al montaggio finale. Solo così le immagini smettono di essere isole e diventano racconti capaci di trasmettere esperienze, emozioni e storie.
Vent’anni di cammino e condivisione
Vent’anni di professione, oltre 250 workshop e più di 3.000 allievi e allieve incontrati: numeri che raccontano una passione diventata lavoro, e un lavoro che trova il suo senso più profondo nella condivisione.
“Continuo a credere in una fotografia che sia, prima di tutto, un atto di impegno e partecipazione. Da sempre, attraverso i libri e i miei progetti personali, cerco di raccogliere fondi per sostenere iniziative sociali legate alle realtà che documento. In questo modo la fotografia diventa concreta: le immagini smettono di essere semplici strumenti per raccontare storie e diventano piccoli veicoli di cambiamento, capaci di contribuire alla costruzione di una società meno prepotente.”
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