I luoghi del possibile: vent’anni di accoglienza, vent’anni di CIAC


Un viaggio fotografico di Giulio Di Meo tra diritti, dignità e comunità

“I luoghi del possibile” non è solo il titolo di un libro, ma il manifesto visivo di un’esperienza che da oltre vent’anni trasforma il volto di Parma e del suo territorio. Attraverso l’obiettivo di Giulio Di Meo, entriamo nel quotidiano di CIAC (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione), organizzazione che ha saputo anticipare i tempi, rendendo l’accoglienza una pratica di democrazia vissuta e non solo gestione dell’emergenza.

Le radici: dalle barricate dell’Oltretorrente alla protezione dei diritti
CIAC nasce in una Parma “laboratorio di democrazia”, capace di rispondere ai bisogni degli ultimi: dalle barricate del 1922 alla Resistenza, fino alla chiusura dei manicomi guidata da Mario Tommasini. Già nel 1993, durante la guerra in ex Jugoslavia, i volontari organizzarono “corridoi umanitari ante litteram” per accogliere i renitenti al conflitto, in collaborazione con l’Amministrazione comunale. Quell’azione anticipò ciò che nel 2001 sarebbe diventato lo Sprar (oggi SAI), modello nazionale di accoglienza diffusa, di cui CIAC è stato pioniere.

Fotografia come atto politico
Le immagini di Giulio Di Meo non osservano “il migrante” come categoria statistica, ma ne mostrano volti, gesti ed emozioni. Come sottolinea il fondatore Emilio Rossi, l’obiettivo è “vedere gli occhi, occhi carichi di paura e di attesa”. La fotografia diventa strumento per abbattere muri, riportando l’attenzione sulle persone e sulle cause profonde delle migrazioni, piuttosto che sulla gestione securitaria dei confini.

Ogni scatto racconta la “doverosità di agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, principio sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Costituzione (articoli 2, 3 e 10), che CIAC pone come bussola del proprio operato.

I progetti: quando l’utopia diventa quotidiana
Il reportage attraversa i luoghi concreti dove CIAC costruisce integrazione, mostrando forme di solidarietà concrete:

  • Accoglienza Diffusa: piccoli alloggi nel tessuto sociale, che restituiscono autonomia e dignità.
  • “Rifugiati in famiglia”: cittadini che aprono la propria casa a chi fugge, dimostrando che accogliere è un atto di profonda umanità.
  • “Wonderful World”: progetto nato in un edificio dei Missionari Saveriani, che accoglie chi è escluso dai canali istituzionali, creando uno “spicchio di Mondo nuovo”.
  • Corridoi Umanitari: un impegno ancora attivo, che coinvolge sindaci e associazioni per sottrarre persone ai campi di detenzione in Libia o alle rotte balcaniche.

Queste immagini ci ricordano che “la responsabilità dell’agire parte dallo Stato, ma subito discende verso ciascuno di noi”. Ogni gesto, dalla disponibilità ad affittare una casa a uno straniero alla mobilitazione per la pace, contribuisce a costruire la “civiltà dell’accoglienza” che Parma ha rappresentato in vent’anni. Sfogliare queste foto significa partecipare a una storia collettiva: un invito a non distogliere lo sguardo e a credere che i “luoghi del possibile” siano quelli che costruiamo insieme, giorno dopo giorno.

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LINK:

Guarda la galleria: I luoghi del possibile
Il libro:
Vent’anni di diritti per tutte e per tutti
CIAC: Ciac