HABITA LISBOA!

Workshop di fotografia sociale con Giulio Di Meo

13/14/15 ottobre 2023


“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche…”

Articolo 25 – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani


Siamo partiti dall’Italia verso Lisbona, la capitale più occidentale dell’Europa continentale, per provare ad esplorare la città non tanto attraverso l’occhio del turista curioso di visitare una meta diventata negli ultimi anni molto di moda, ma per provare ad indagare i fenomeni politici e sociali che hanno fatto esplodere e continuano ad alimentare profonde contraddizioni e fratture nel tessuto urbano ed umano. In particolare, negli ultimi 15 anni la città è stata al centro di cambiamenti che sono sfociati in una grave crisi abitativa che colpisce ormai ampie fette della popolazione sulle due sponde del Tejo a favore dell’accoglienza turistica e dell’arrivo dei capitali stranieri. Appena arrivati, la cosa che colpisce è la luce, magica e unica che illumina le sue piazze, le facciate dei palazzi storici, i chilometri di binari che la attraversano solcati dai leggendari tram lusitani. Da sempre questa atmosfera ricca di suggestioni attira pittori, fotografi e registi, rendendola il soggetto perfetto di opere artistiche, spot e film. La bellezza della luce di Lisbona nasce da una molteplicità di fenomeni, come la limpidezza dovuta ai venti, l’elevato numero di ore di sole, i materiali usati nella costruzione di edifici e pavimentazioni e il riflesso delle acque del fiume Tejo che la costeggia. Una città che è una galleria d’arte a cielo aperto, con i suoi muri ricoperti dalle tradizionali piastrelle colorate, gli azulejos, con i suoi caratteristici marciapiedi di ciottoli, la calçada portuguesa, con interessanti murales e installazioni artistiche moderne.

Nella prima parte del workshop anche noi ci siamo fatti ammaliare dal suo fascino ed abbiamo dedicato i primi scatti agli scorci più consueti, in un percorso di saliscendi per le colline che la definiscono. Immersi nell’imponente flusso turistico abbiamo raggiunto la cattedrale de Sé ed il castello di São Jorge, , abbiamo attraversato la Praça do Comercio e la Praça Rossio, i quartiere Baixa e Chado, seguendo i percorsi su rotaia di tram e funicolari ci siamo fatti togliere il fiato dai panorami che si possono godere dai vari miradouri, con vista sul fiume e sul ponte 25 de Abril. Questa prima giornata ci ha permesso di avere un’idea d’insieme della città sia attraverso le ampie vedute “aeree” sia ripercorrendo gli eventi storici più salienti guidati da Jamila Baroni, expat rapita anni fa dal fascino cittadino al punto da trasferirsi nell’arco di pochi mesi, e contemporaneamente ci ha dimostrato la forte pressione turistica a cui è sottoposta, attirando visitatori da tutto il mondo dodici mesi all’anno.

Nella seconda parte del workshop ci siamo quindi concentrati sul lato oscuro della città, esplorando alcune delle sue contraddizioni sociali ed economiche guidati da Antonio, altro lisbonese d’adozione, attivamente impegnato nella tutela del diritto alla casa attraverso l’associazione “Stop Despejo”. Sicuramente infatti negli ultimi anni la crisi più pesante che la città sta subendo è quella abitativa, che colpisce ormai trasversalmente sia la fascia di popolazione meno abbiente che la fascia media. “Stop Despejo” nasce come collettivo proprio per occuparsi di campagne informative ed agire direttamente a sostegno dell’occupazione e contro gli sgomberi ricordando all’amministrazione comunale, ideale garante del diritto alla casa, come essa possieda migliaia di abitazioni inutilizzate di cui una minima parte destinate all’alloggio pubblico. Molti di questi edifici perlatro sono in pessime condizioni e necessiterebbero di profonde ristrutturazioni che possono durare diversi anni obbligando nel frattempo queste famiglie ad adattarsi a vivere in situazioni insane e indegne dimostrando l’inappropriatezza della lenta macchina burocratica della pubblica amministrazione di fronte a bisogni immediati di chi è stato sfrattato o non riesce più a pagare l’affitto.

Attraverso le parole e gli esempi di Antonio abbiamo cercato di capire le origini di questa crisi. Sicuramente l’esponenziale incremento degli arrivi turistici, favorito dall’apertura dello scalo aereoportuale alle compagnie low cost, è stato accompagnato dalla crescita non regolamentata degli alloggi non residenziali. Decine di migliaia di alloggi sono stati destinati ai milioni di turisti in visita con un disequilibrio che in alcuni quartieri, come l’Alfama, vede prevalere numericamente gli appartamenti destinati alla locazione temporanea breve rispetto a quelli per i residenti. Con grande e colpevole ritardo, spinta dalle sempre più frequenti manifestazioni popolari, la politica ha cercato di porre rimedio modificando la legislazione cittadina ed introducendo dei limiti numerici agli alloggi per affitto turistico, l’Alojamento Local, non riuscendo però a rendere reversibile il fenomeno nelle aeree cittadine già erose dalla speculazione degli affitti brevi. La significativa riduzione dell’offerta abitativa residenziale e la parallela liberalizzazione del mercato degli affitti hanno provocato un aumento dei prezzi e un inasprimento della strategia degli sfratti, prima non applicabili in assenza di strumenti di tutela per chi non ha alternative abitative, portando all’espulsione molte volte violenta degli inquilini storici. Un altro tassello che ha contribuito all’accelerazione dei fenomeni descritti è stata la concessione di una Golden Visa a chiunque investa almeno 500.000 euro in campo immobiliare, attirando discutibili investimenti da paesi stranieri tutti orientati alla creazione di ulteriori soluzioni turistiche o alloggi privati di lusso, spesso trasformati in “case fantasma”. Anche in questo caso si è provato tardivamente a tamponare l’effetto deleterio di questa politica economica liberista attraverso una nuova legge che ha escluso le aree metropolitane di Lisbona e Porto ma la precedente versione dell’iniziativa aveva già permesso di erogare circa 10.000 “visti d’oro” a cittadini non UE (prevalentemente provenienti da Cina, Brasile, Turchia, Sud Africa e Russia) in cambio di oltre 5 miliardi di euro di investimenti immobiliari. Seppure in maniera meno incisiva anche i programmi di agevolazione fiscale decennali, rivolti soprattutto a pensionati provenienti da paesi stranieri che spostino la loro residenza in Portogallo, hanno contribuito al depauperamento dell’offerta abitativa a prezzi ragionevoli su tutto il territorio portoghese. Questo processo di deregolamentazione ed investimento da parte di imprese e fondi immobiliari, inizialmente promosso politicamente come uno dei metodi per fronteggiare la crisi del debito europeo del 2009 e l’elevata necessità di liquidità per gli Stati coinvolti, ha raggiunto ormai una portata tale da essersi via via allargato anche a terreni ed edifici in zone meno centrali ed al di là del Tejo, ultimi baluardi della collocazione abitativa dei residenti locali. Il risultato attuale è una città dove i prezzi per acquistare o affittare un immobile sono cresciuti moltissimo, con almeno diecimila famiglie in situazioni abitative precarie e molte altre che per trovare prezzi accessibili, di anno in anno, devono allontanarsi sempre più dalle zone centrali.

Parallelamente anche i piccoli negozi del centro si trovano costretti a chiudere per l’aumento degli affitti e vengono prontamente sostituiti con catene commerciali ristorative o di souvenir. Anche piazze e parchi non sono esenti e sono presi di mira dalle imprese immobiliari per trasformarli in centri commerciali e parcheggi. Al momento solo le accese proteste di piazza della popolazione stanno contenendo questa appropriazione di spazi pubblici di aggregazione e palazzi storici di proprietà demaniale o appartenenti a congreghe religiose. Sebbene crisi abitative scatenate da meccanismi analoghi si siano registrate in tutte le grandi città europee, la peculiarità di Lisbona risiede nella velocità con cui si è arrivati a una situazione critica di gentrificazione. Nel paese infatti i salari sono aumentati lentamente negli ultimi anni (dal 1° gennaio di quest’anno il salario minimo è stato aumentato da 665 euro a 705 euro mensile) mente il costo delle case è cresciuto in modo vertiginoso e sproporzionato con alloggi in media più costosi del 50% negli ultimi cinque anni. La parallela sostituzione dei negozi di quartiere con offerte commerciali rivolte ai turisti ha inoltre aumentato anche il costo della vita quotidiana nei quartieri interessati dal fenomeno, ormai pressoché capillare.

L’ultima tegola che si è abbattuta su una situazione già precaria è stata la pandemia da SARS-COV2 con un ulteriore peggioramento della situazione economica di molte famiglie, non più in grado di pagare l’affitto e non più protette dal blocco temporaneo degli sfratti dettato dalla crisi sanitaria. L’occupazione di case, spesso appartamenti comunali fatiscenti abbandonati da anni, è di conseguenza in sensibile aumento e riguarda soprattutto donne con figli, famiglie con minori o soggetti fragili. Parallelamente al fenomeno dell’occupazione, in alcune periferie, ma ora sempre più anche nei bairros centrali, si è sviluppato come risposta il fenomeno dell’autocostruzione di case fatiscenti spesso senza luce e gas ottenute con materiali di recupero. Attualmente si stima che oltre 10.000 famiglie vivano in situazione precaria in baracche ed alloggi autocostruiti in aree prive di servizi per la popolazione.

La terza giornata del workshop è stata dedicata proprio all’esplorazione di una delle periferie di Lisbona, i quartieri di Mouraria, Curraleira e Beato, guidati da Mario, storico residente e rappresentante della organizzazione “As costas da cidade”, che, ripercorrendo le tappe dello sviluppo della zona, ci ha illustrato il progetto di riqualificazione che ha interessato l’area, caratterizzata fino agli anni ’80 da alloggi autocostruiti in aggregati di baracche ed ora invece puntellata di edifici abitativi in parte costruiti da cooperative autodefinitesi di residenti in parte finanziati dallo stato, che hanno accolto sia la popolazione originaria che gli immigrati provenienti dalle ex-colonie portoghesi che i residenti cittadini, allontanati dal processo di gentrificazione. Tali quartieri rimangono però aree isolate della città, minimamente dotate di servizi alla persona e con un potere altamente alienante per chi li vive quotidianamente.
Varie organizzazioni distribuite nei diversi bairros anche in forma di comitati di quartiere, tra cui la maggiore Habita che opera da una decina di anni, si pongono come obiettivo il sostegno ai nuclei familiari colpiti da sfratti, ricollocamenti e disagio sociale. In particolare i membri di Habita hanno sviluppato negli anni diverse azioni e campagne ottenendo nel 2019 l’approvazione di una legge che sancisce che lo Stato è garante del diritto alla casa (al momento atto definito su carta ma che non ha ancora avuto l’applicazione necessaria per garantire questo diritto in maniera diffusa). “Habita” trova la sua forza nella convinzione che “la crisi abitativa sta peggiorando, poiché viviamo in un sistema che valorizza sempre più il patrimonio immobiliare e i guadagni finanziari rispetto alla vita delle persone. Per porre fine alla crisi abitativa, è necessario unirsi a una lotta collettiva per trasformare il sistema”.

Uno sguardo interessante e peculiare sulla città e la sua complessità ci è stato offerto anche da Vanessa, guida di origine cilena dell’Associazione “Renovar a Mouraria”, residente a Lisbona, che ci ha condotto attraverso il quartiere africano e la così detta “banglatown”, un’area della città a forte prevalenza di immigrazione asiatica, piccole città nella città con le proprie regole e tradizioni. Questo tour ci ha permesso di capire le potenziali difficoltà di inserimento nel tessuto sociale di fasce di popolazione straniera non candidabili ai programmi di agevolazione fiscale ed investimento immobiliare dedicati all’immigrazione “di lusso” titolare delle golden visa.
In queste giornate abbiamo capito come Lisbona incarni in sé due anime: quella leggendaria di città decadente, nostalgica, romantica e malinconica che offre ai turisti, ma anche un’anima aperta, ospitale e progressista sui diritti civili. In questo momento critico passato e presente, sviluppo economico e povertà, tolleranza e razzismo convivono nelle architetture e nelle strade di Lisbona alla ricerca di un nuovo equilibrio basato sulla creazione di una società equa, a partire dal diritto alla casa.

Maria Paola Gentile


Fotografie di: Laura Bertazzoni, Giampietro Carli, Maddalena della Volpe, Federica Filippi, Sonia Gambarati, Maria Paola Gentile, Jessica Malnati, Aurelio Andrea Merlini e Remigio Salierno.

Organizzazione: Jamila Baroni

Musica: Life Is Precious by Sonda – Music from #Uppbeat (free for Creators!)
License code: RMEEAE3BWYGKQ8EG