QUEBRA VENTO

QUEBRA VENTO – Workshop di Fotografia Sociale con Giulio Di Meo
03/17 Agosto 2017 | Ceará e Rio Grande do Norte, Brasile

 

L’energia eolica taglia il vento e distrugge la natura e la vita delle persone.
L’energia pulita spesso diventa sporca visti i modi in cui viene prodotta.

Le pale eoliche tagliano il vento, ma non spezzeranno le nostre vite. Prima di immergerci nella realtà brasiliana e dare inizio al workshop fotografico, ci attende una giornata di formazione al centro Frei Humberto di Fortaleza: tre esponenti del MST, José Ricardo, Pedro Neto e João do Cumbe, non solo raccontano la storia del movimento, ma introducono anche quello che sarà il tema del nostro viaggio, l’impatto dei parchi eolici sulla vita delle comunità costiere del Ceará. I nostri sguardi sono attenti, ma anche un po’ perplessi. Ma come? L’eolico non è energia “pulita”? Per ora tutto rimane mera teoria: nei giorni seguenti vedremo con i nostri occhi quanto ci è stato narrato. “Le pale” difatti ci accompagneranno per tutto il viaggio: a volte saranno una presenza solo visiva, altre ne sentiremo il costante fruscio, rumore che fa da sottofondo alle esistenze di queste comunità.

Oltre a noi italiani, faranno parte del gruppo 5 ragazzi brasiliani, tutti militanti del MST: questo viaggio servirà anche a loro per conoscere altre realtà e diventare ancora di più parte attiva del movimento, testimoniando le problematiche delle comunità costiere con cui entreremo a contatto. Un van con aria condizionata d’anteguerra (o muori di caldo o ti si gela la calotta cranica!) e il nostro fedele autista, Enrique, ci attendono, e via! Si parte per la zona a nord di Fortaleza, nello stato del Ceará. Usciti da Fortaleza, e dopo aver percorso un tratto in autostrada, ci addentriamo in zone meno battute. Qui il traffico si dirada e la strada taglia in due i piccoli villaggi che incontriamo lungo il percorso. È proprio in uno di questi, Jurema, che avviene il primo incontro con “le pale”: qui sono letteralmente piantate nei giardini delle abitazioni. Un gruppo di case, una posada sonnolenta, con pochi avventori. Da quando sono arrivate “le pale” gli affari vanno male: nessuno sceglie di alloggiare a fianco di questi enormi e rumorosi pali. E come dargli torto? Il colpo d’occhio è terribile: le pale sovrastano le case, minacciose in tutta la loro grandezza.

La tappa successiva è l’assentamento di Barra de Moitas, in cui trascorriamo alcuni giorni. Questa è una comunità che ha lottato 12 anni per non avere un parco eolico dentro casa; ce lo racconta Neto, il volto segnato dalle rughe e cotto dal sole; il fisico, magro e nervoso, tradisce un’età più giovane di quanto possa apparire ad uno sguardo distratto. Il tempo qui trascorso consente di ascoltare i racconti di Francisco, 90 anni e uno sguardo fiero, e di Maria, 77 anni, quattordici figli, ma solo otto ancora in vita. Il tramonto sulle dune poco lontane dall’assentamento, splendide nella loro naturale bellezza, e lungo l’ansa del fiume rivela un paesaggio mozzafiato, se non fosse che siamo circondati dalle pale. In un “bar” (più simile ad un chiosco improvvisato, che ad un bar vero e proprio) sulle rive del fiume si fa musica, si gioca a carte e si beve caldo de pollo, mentre un traghetto trainato a braccia trasporta moto, auto e persone da una sponda all’altra. Passeggiando lungo il rio si arriva a Moitas: “le pale” segnano la linea di costa e indicano il cammino. Moitas ha accettato “le pale”; delle promesse fatte agli abitanti poche sono state mantenute: una strada asfaltata, qualche lampione, qualche attività commerciale in più. Nonostante ciò, a differenza della comunità precedente, qui incontriamo le prime persone contente dei pochi benefici ottenuti in cambio della “concessione” del loro territorio.

La tappa successiva è Caetanos da Cima: anche loro “le pale” non le vogliono, ma ne sono circondati. Per arrivarvi si attraversa un importante campo eolico, il cui accesso ci è vietato. Come sempre, al nostro arrivo siamo accolti dal presidente della comunità che ci racconta la sua storia, le lotte fatte per l’occupazione della terra ed i problemi che affliggono la comunità: spicca fra tutti la fuga dei giovani verso le grandi città, ancora oggi miraggio per molti di loro. Una volta arrivati, spesso, però si ritrovano ultimi fra gli ultimi, persi nelle sconfinate periferie, senza avere la possibilità ed i soldi per tornare a casa. Anche in questa comunità ci fermiamo un paio di giorni, giusto il tempo per conoscere la realtà locale ed avere la possibilità di vedere anche una piccola scuola. Uno dei capisaldi del MST è difatti l’istruzione: la scuola è piccola, ma molto ben organizzata. Due aule ospitano cinque classi che turnano tra mattina e pomeriggio. Gli studenti si somigliano in ogni parte del mondo: ridacchiano al nostro apparire, dopo un po’ si abituano a noi, chiacchierano tra loro, sonnecchiano, rispondono alle domande della maestra e quando la campana suona, veloci radunano le loro cose ed escono correndo, per tornare ai giochi interrotti. Anche qui la vita si svolge tra la pesca, sempre più magra, la coltivazione dei campi e l’allevamento di animali da cortile. All’assentamento Maceió arriviamo nel momento in cui le barche rientrano dalla pesca. Come simili imbarcazioni possano affrontare l’oceano resta un mistero; certo è che la pesca è ben misera. Dicono sia colpa delle pale: il rumore allontana i pesci dalla linea di costa e loro, i pescatori, non hanno i mezzi per la pesca in alto mare. Il nostro fedele motorista Enrique ci riporta al centro Frei Humberto che nel corso di questo viaggio sarà un po’ il nostro rifugio: “un hotel a 5 stelle”, lo definisce Giulio.

Da qui si riparte verso sud, fino alla stato del Rio Grande do Norte. La prima tappa è Barra Velha: qui il problema non sono “le pale”, bensì la speculazione edilizia e lo sfruttamento del territorio. “Lo squalo”, milionario di Fortaleza, ha costruito poco distante un complesso turistico e ora le dune buggy cariche di vacanzieri sfrecciano per la strada sabbiosa che attraversa la comunità. Donato, pastore della teologia della liberazione e attivista MST, racconta che prima i bambini giocavano liberamente per strada: ora no, è troppo pericoloso. Lui stesso è stato minacciato, in quanto oppositore dei poteri forti che stanno comprando la zona e spaccando il tessuto sociale. Per la prima volta troviamo difatti una comunità divisa: non tutti sono contrari al turismo di massa. Risultato, in alcune case non siamo i benvenuti. Un altro problema che affligge il territorio è costituito dagli allevamenti di gamberi che circondano Barra Velha: appartengono ad un privato e le grandi quantità di antibiotici e prodotti chimici che vengono utilizzati per proteggere e far crescere il prodotto vengono poi riversati nei terreni circostanti che diventano improduttivi. Donato ci mostra, come esempio dello sfruttamento del territorio, un lago che in sei anni è stato quasi prosciugato. Le proteste sono servite a poco: le vasche di allevamento sono rimaste al loro posto e l’azienda ha assunto dei sorveglianti per proteggerle.

Proseguiamo verso sud fino alla comunità Quilombo do Cumbe, dove ci attende Luciana; dalle sue parole, dall’amarezza che traspare dalla sua voce, da quanto vedremo e ascolteremo nei giorni successivi questa è la comunità in cui meglio si percepisce la rottura sociale che “le pale”, ma non solo, hanno causato. Il villaggio è spaccato a metà tra coloro che approvano e accettano il parco eolico e i contrari: la divisione ha rotto tutti i meccanismi solidali che esistevano in questa comunità, tanto che vicini di casa di schieramenti differenti non si scambiano nemmeno un cenno di saluto. La comunità è stretta tra un’ampia area privata destinata all’allevamento di gamberi e un’altrettanto ampia area demaniale data in concessione per impiantarvi un parco eolico. Il compenso è un museo etnografico e l’assunzione di alcuni abitanti del Quilombo. Le storie da ascoltare sono molte: da Francisco che intaglia animali in legno, “gli animali che una volta popolavano la zona e che ora non ci sono più”; a Francisca il cui marito lavorava per l’impresa eolica e che ora, dopo 10 anni, è stato licenziato poiché è diventato sordo (il rumore delle pale ha danneggiato un udito già compromesso) e a nulla è valsa l’esperienza accumulata; a Casimiro Coco che costruisce marionette in legno: ha tramandato quest’arte a figlio e nipote e mette in scena spettacoli detti Calagunas do Cumbe, rappresentazioni che parlano della storia della loro comunità.

Abbandoniamo il Ceará per entrare nel Rio Grande do Norte, ospiti del centro di formazione Patativa do Assarè, ricavato da una vecchia caserma, al tempo della dittatura un’accademia militare, nella città di Ceará Mirin: ci attende Erica Rodrigues che ci farà compagnia e ci guiderà nei giorni che qui trascorreremo. Dopo gli assentamentos del Ceará, entriamo in contatto con la vita degli acampamentos di Força Jovem e di Thiago Justino: in quest’ultimo è giusto il giorno in cui si festeggia un anno di fondazione e fervono i preparativi per la festa. L’anima sembra essere una donna minuta che ci mostra con orgoglio la sorpresa per la comunità: una bellissima torta a due piani con il nome dell’acampamento e il numero 1. Anche in questa occasione le voci narranti sono molte: c’è chi fugge da un marito ubriacone e violento e qui si sente al sicuro, i figli vivono in città e quando possono mandano qualcosa; chi ha riunito intorno a sé tutta la famiglia. Sono sì un agglomerato di baracche, ma circondate da piccoli giardini, con viali sabbiosi ordinati e ben tenuti. Gli accampati di Thiago Justino occupano per poter ottenere la terra accanto, appartenente ad un’impresa produttrice di canna da zucchero ora fallita: sperano, come tutti, di migliorare la loro vita. Veniamo invitati a restare alla festa e tornare a trovarli il prossimo anno. Tutt’intorno a noi ritornano “le pale”, che circondano i campi e le abitazioni.

Anche nel Rio Grande do Norte non mancano gli assentamentos e forse il più singolare è quello di Maria das Graças: è sorto 8 anni fa; molti bambini sono nati qui. Il presidente della comunità mostra orgoglioso le loro abitazioni, molto simili a quelle europee e questo all’inizio ci spiazza. Difficile capire subito che le realtà del MST sono molte e varie e non si vive solo in baracche o case malmesse, ma c’è anche questo: una comunità che assomiglia a un piccolo paese italiano. Il presidente presenta i progetti futuri: vorrebbero aprire un allevamento di vacche da latte per la produzione di formaggio. Hanno la struttura e gli spazi, ma non il denaro, per ora. In un altro spazio sorgerà un campo da calcio (che in Brasile non può certo mancare!) e un auditorium: adesso sono solo prati.

Appena fuori del centro Patativa la comune urbana Fidel Castro a testimonianza di come il MST non sia solo nelle campagne o lungo le coste, ma anche nelle città. Forse le condizioni più difficili le troviamo qui: la città dà meno possibilità di sopravvivenza e la vita è più dura. Nonostante ciò, l’abituale presentazione che precede la “visita” del campo è toccante: si presentano difatti una dopo l’altra una serie di donne dal volto fiero e dalla voce carica d’orgoglio. Annunciano che quella è la loro terra e che da lì non se ne andranno. Al termine di ogni presentazione, l’applauso scatta spontaneo…e come ci si potrebbe astenere di fronte a tale determinazione e coraggio? Molti qui arrivano dal “campo”, ovvero vivevano in campagna e lì vorrebbero tornare, coltivare la terra e avere una speranza. L’incontro più toccante è con Diogene, 31 anni, paralizzato da un proiettile, allettato e circondato dai suoi genitori e dalla nonna novantenne. Diogene è un vero filosofo della comune urbana: racconta di come i valori dell’esistenza possano perdersi in alcol, droga e denaro; di quanto sia importante la famiglia; di quanto la fede in Dio l’abbia aiutato a vedere oltre la sua condizione attuale. Molte sarebbero le storie da raccontare. Lasciamo il Brasile con le voci di quanti abbiamo incontrato nel cuore e i loro volti negli occhi. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso con noi le loro vite, con le parole, ma soprattutto con le immagini che ci hanno concesso di cogliere. Ritorneremo.

Eliana Decet e Alice Bassani

Comunità visitate: Centro de Formação, Capacitação e Pesquisa Frei Humberto (Fortaleza-Ce), Centro de Formação Patativa do Assaré (Ceará Mirim-RN), Comunidade Jurema, Assentamento Barra de Moitas, Comunidade Moitas, Assentamento Sabiaguaba (Caetanos de Cima e Matilha), Assentamento Maceió (Apiques), Comunidade Barra Velha, Comunidade Quilombola do Cumbe, Assentamento Leonardo Silva, Acampamento Thiago Justino, Assentamento Maria das Graças, Acampamento Força Jovem, Assentamento Brinco de Ouro, Comuna Urbana Fidel Castro.

Um longo caminhar
Un omaggio in versi, su questa splendida avventura, da parte di Edith Moniz con traduzione di Paolo D’Aprile.

Fotografie: Alice Bassani, Aline Oliveira, Denilson Ribeiro, Eliana Decet, Girlene Souza, Hortência Rodrigues, Ivan Poggi, Karla Morais, Lucia Zullo, Ottavio Giannini, Paola Vecchiato, Renato Viviani.

Assistente: Martina Giordani

Musiche: Long White Cloud | Krackatoa – Sò sai Reforma Agraria | Gerson

Workshop organizzato in collaborazione con l’Arci e il Movimento Sem Terra

Agradecimentos

À todos/as os membros do Movimento dos Trabalhadores/as Rurais Sem Terra (MST) que ao longo dos 33 anos tem lutado por uma sociedade mais justa, em prol da classe trabalhadora.

À Direção Nacional do MST Ceará Irineuda Lopes e Pedro Neto, ao José Ricardo, Coordenador do Setor de Relações Públicas, a Aline Olivera, Coordenadora do Setor de Comunicação, e as todos os militantes que participaram do curso de Fotográfia Social: Girlene Souza, Hortência Rodrigues, Karla Morais, Denilson Ribeiro.

Aos habitantes das comunidades, assentamentos e acampamentos que nos receberam de forma acolhedora; Comunidade Jurema,Assentamento Barra de Moitas, Comunidade Moitas, Assentamento Sabiaguaba (Caetanos de Cima e Matilha), Assentamento Maceió (Apiques), Comunidade Barra Velha, Comunidade Quilombola do Cumbe, Assentamento Leonardo Silva, Acampamento Thiago Justino, Assentamento Maria das Graças, Acampamento Força Jovem, Assentamento Brinco de Ouro, Comuna Urbana Fidel Castro.

Ao Centro de Formação Frei Humberto, em especial aos militantes, Vera, Beto, Fátima, Breno por nos acolher, e pela disposição em nos ajudar de todas as formas possíveis. E também ao Centro de Formação Patativa do Assaré por nos hospedar, em especial a Érica Rodrigues por nos acompanhar durante nossa visita no Rio Grande do Norte.

 

Noi non siamo soli in questa battaglia.

Abbiamo Dio che ci difende e lottiamo giorno dopo giorno con l’MST al nostro fianco.  

In nome delle nostre comunità, ringrazio tutti quelli che appoggiano la nostra legittima battaglia in difesa della madre terra e del padre mare.

Antonio Ana