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NI UN PASO ATRÁS

NI UN PASO ATRÁS – Nunca Más | Memoria, Verdad y Justicia
Workshop di fotografia sociale in Argentina con Giulio Di Meo
20 marzo-03 aprile 2019

Strano paese l’Argentina, una nazione di 42 milioni di abitanti disseminati in uno spazio grande 10 volte l’Italia, una terra ricca ove pascolano 50 milioni di bovini, 8 milioni di pecore, quarto produttore mondiale di soia, ricca di petrolio nei silenzi della Patagonia e di acqua nella frontiera con Brasile e Paraguay (le cascate di Iguazu, il più grande bacino acquifero del mondo).

Un paese ricco dove a cavallo tra la fine del ‘900 e l’inizio del 2000 la mortalità infantile nelle provincie del nord, Tucuman e Jujuy, era a livello dei paesi africani più poveri.

La causa di queste contraddizioni inaccettabili è legata alle scelte politico/economiche che da sempre hanno garantito i grandi allevatori e i possidenti terrieri, generando ricchezze inestimabili a fronte di grandi povertà. Una scelta che la sanguinosa dittatura civico/ militare/clericale ha acuito con il golpe che il 24 marzo del 1976 ha determinato l’inizio dell’esperimento neoliberista, responsabile di 30.000 desaparecidos, di quasi un milione di esuli, di innumerevoli detenzioni e violazioni dei diritti umani.

Restaurata la democrazia nel 1983 non è comunque cambiata la linea politica/economica con i due mandati del governo Menem: privatizzazioni selvagge, svendita dell’economia alle multinazionali straniere, cancellazione delle leggi che tutelano i lavoratori, debiti spaventosi e inumani con le istituzioni finanziarie, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, gli avvoltoi dei popoli.

Il dicembre del 2000 ha segnato la svolta: in maniera spontanea milioni di persone hanno riempito le strade percuotendo le pentole, il famoso “cacerolazo” , significando che erano vuote per la povertà che affliggeva il paese. La repressione non si è fatta attendere: dichiarazione dello stato d’assedio, cariche della polizia, morti e feriti.

La popolazione, esasperata, non ha ceduto, e ha costretto alla fuga il presidente De La Rua.

Poi, non fidandosi più delle istituzioni, sindacati compresi, si è autorganizzata, diventando uno dei cantieri di laboratori sociali più interessanti del mondo. Un grande fermento sociale si è impadronito degli argentini attraverso pratiche di partecipazione, di reciprocità, di solidarietà, di attenzione agli ultimi che hanno avuto un triplice effetto.

Da un lato hanno permesso un reale miglioramento economico (penso alle oltre 300 fabbriche recuperate ed autogestite dai lavoratori, ai piqueteros, alle cooperative di cartoneros), dall’altro hanno permesso di lavorare sui diritti civili e sociali (le mense popolari, le assemblee di quartiere), insomma un magma creativo che ha permesso la svolta nel 2003 verso il primo governo Kirchner, che avrebbe finalmente annullato le leggi che proteggevano i responsabili, militari in gran parte, ma anche imprenditori e alti prelati, dei 300 campi clandestini, lager in cui si torturava, violentava, uccideva.

Una parabola che dopo anni di crescita economica e civile ha nuovamente virato verso la destra con l’elezione di Macri a presidente e il ripristino del neoliberismo selvaggio.

Come Arci/Arcs abbiamo deciso di recarci in Argentina a vedere e documentare cosa è restato di quel meraviglioso fermento: nel marzo del 2019 abbiamo visitato l’Esma, il campo clandestino più grande del paese, incontrandone le atrocità, ma anche la generosa testimonianza dei pochi sopravvissuti a quella mattanza che ha causato circa 5000 assassinati dopo violenze, stupri, torture, furti dei neonati delle prigioniere che partorivano in cattività per essere poi uccise e i loro figli , con falsi certificati di nascita, dati ai militari e ai loro complici.

Abbiamo conosciuto la lotta per il recupero dell’identità di questi ragazzi, fatto dalle Abuelas de Plaza de Mayo.  Nel Parco della Memoria, nato per volontà di Vera Vigevani Jarach, Madre de plaza de Maso, Linea Fundadora, abbiamo abbracciato Vichi Donda, giovane deputata che è una nipote recuperata e restituita alla sua vera identità.

Ci siamo commossi con le Madri de Plaza de Mayo, che nella ricerca dei loro figli desaparecidos dal 30 aprile del 1977 sfilano in piazza ogni giovedì alle 15.30 cercando memoria, verità e giustizia, e abbiamo camminato insieme a loro.

Abbiamo incontrato Radio La Colifata, radioweb che trasmette dall’interno del Borda, il grande manicomio maschile. Nel quartiere di Barracas abbiamo assistito ad uno spettacolo di teatro comunitario, un modo per stringere rapporti attraverso l’arte, recuperando le radici delle comunità italiane e russe che erano arrivate nei primi anni del ‘900 in quel quartiere.

Poi abbiamo lasciato la splendida città di Buenos Aires per andare a Rosario, sulle sponde dell’immenso fiume Paranà. Lì abbiamo incontrato Ramiro Guevara, il fratello del Che, visitando il museo dedicato al guerrillero eroico che era nato proprio a Rosario.

Poi con Eduardo Spiaggi, docente di agroecologia all’università di agraria di Rosario abbiamo conosciuto i coltivatori che si ribellano alle pratiche della soia transgenica e dei pesticidi che stanno devastando il paese.

Una esperienza toccante, dove abbiamo incontrato Taty Almeida, Nora Cortinas e Mirta Baravalle, tre meravigliose Madri de plaza de Mayo, Linea Fundadora, che ringraziamo e abbracciamo.

Florencia Santucho, che organizza il festival del cinema di Buenos Aires sui diritti umani è stata la nostra guida preziosa.

Amerigo Gadben e Patricia Merkin ci hanno mostrato nel quartiere di San Telmo il loro emporio a chilometro zero, una novità per una nazione fortemente carnivora.

I lavoratori del Bauen, enorme albergo recuperato ed autogestito ci hanno aperte le porte dell’albergo stesso e del loro cuore accompagnandoci e raccontandoci la loro storia e i loro sogni.

La grande manifestazione del 24 marzo per ricordare i crimini del golpe militare del 1976 ci ha visti una intera giornata sfilare per le vie di Buenos Aires insieme a due milioni di persone.

Siamo tornati colmi di emozioni, sperando che le nostre fotografie sappiano raccontarvi qualcosa di quel mondo.

Ugo Zamburru

Fotografie di: Patrizio Broggi, Simona Di Matteo, Renato Viviani, Simone Zarotti e Lucia Zullo.

Coordinamento: Florencia Santucho e Ugo Zamburru

Musiche: tratte da En Movimiento Tv – Día de la Memoria | 24 de Marzo de 2019

Audio: Tati Almedia – Día de la Memoria | 24 de Marzo de 2019

Video tratti da:

Espacio memoria – Día de la Memoria | 24 de Marzo de 2019

Filmoteca TV Publica | La tortura política en la Argentina | 1973

OVO/enmigrinta La dittatura argentina 1976 -1983

Workshop organizzato in collaborazione con Arcs

Ringraziamenti: Madres de Plaza de Mayo Línea Fundadora, Asociación Madres de Plaza de Mayo, Taty Almeida, Hebe de Bonafini, Abuelas de Plaza de Mayo, Radio Colifata, Circuito Cultural Barracas, Centro de Estudios Latinoamericanos Ernesto Che Guevara (CELChe) e Ramiro Guevara.