C'era una volta una fabbrica di cioccolato a Salvador de Bahia, un luogo dove l'aroma deciso del cacao avvolgeva il quartiere circostante: il quartiere Riberia. A quel tempo, tra le mura della fabbrica ancora intatte si sfornavano dolcezze di ogni forma, colore e dimensione. Forse la gente passava nei paraggi per inalare l'odore dello zucchero misto a vaniglia, spezie e chissà quant'altro. Oggi di quella fabbrica che possiamo immaginare, dalle porte in legno scuro, mattonelle bianche e lucide, è rimasto ben poco. Non c'è più l'aroma zuccherino, ma figure dalla pelle color cacao si rifugiano in mura spezzate, pilastri mozzi che sorreggono aria, un luogo in cui la luce passa senza chiedere permesso. Venti famiglie a cui basta questo per camminare, giocare con lo sguardo acceso che riesce ad avere solo chi usa le labbra più per mostrare i denti in un sorriso che per mangiare. Sopravvivono in un mondo che non si ferma più ad annusare, sopravvivono all'indifferenza. Sguardi, Complici di uno stesso destino. E ogni finestra è come una soglia da superare. La speranza di un "fuori" che sia meglio di un "dentro". Le fotografie sono semplici scatti, grand'angoli luminosi che giocando con la luce, creano un'atmosfera magica. bagnanti da una pioggia di sole appaiono, quasi nascoste, piccole figure di bambini. Giocano a nascondino fra le antiche rovine di macchinari consumati dal tempo, piccoli occhi fanno capolino dall'alto di una fessura di mattoni e subito capiamo come qui, la vita e il tempo sono una metafora per chi riesce a vivere con così poco. Le rovine sembrano prendere nuovamente forma, e come il più bravo pasticcere crea forme solide a partire da materia inconsistente, così la gente che vive in quei luoghi, ha preso le vesti del più abile maestro, un'arte che si tramanda da padre in figlio. Creare dal nulla, accontentarsi del poco che la terra offre, sorridere alla morte e giocare con essa. Un gioco la vita, le cui regole non sono decise a priori. I bambini sembrano essere i veri custodi di questo mistero, e sfidano le avversità con quella purezza e quella ingenuità che possiedono solo i bambini. Un cioccolato amaro quello che gli viene offerto, ma con rassegnatezza sono riusciti ad apprezzare anche il suo sapore forte e inospitale. La speranza ricopre tutto con il suo manto pesante di chi non possiede altro che questa, è la speranza di un "fuori" che sia meglio di un "dentro". E gli sguardi si perdono attraverso una finestra che non si chiude mai, perchè guardare indietro è il punto di partenza per andare avanti.
Rosa Pugliese