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Giulio Di Meo è nato a Capua (Ce) nel 1976. Fotografo freelance di grande talento e sensibilità, particolarmente impegnato nel reportage sociale. La sua fotografia è capace di catturare l'anima delle "piccole cose", la bellezza di un semplice gesto, la "quotidianità" spesso invisibile che ci circonda. La passione per la fotografia nasce fin da piccolo, seguendo le orme del padre, grande appassionato di fotografia che gli trasmette l'amore per il "bianco e nero". A partire dall'anno 2003 lavora all'ambizioso progetto fotografico "Riflessi Antagonisti", sulla realtà dei paesi sudamericani. Da questo progetto nasce, nel 2005, la mostra intitolata "Riflessi Cubani". Di Meo, dal 2004 lavora in stretto rapporto con l'Arci e collabora con numerose altre associazioni impegnate nel sociale. Nel Giugno 2006, inaugura la mostra intitolata "Tra cielo e terra": un tentativo di dare voce alla quotidianità delle favelas di Rio de Janero. Per il 50° anniversario dell'Arci, ha realizzato il calendario 2007 e il libro fotografico "Cinquant'anni di sguardi". Nel 2007 a Firenze, è stata presentata la mostra: "Da soli non si può...Solidarietà, cultura, diritti, cittadinanza". A Gennaio 2008 ha presentato la mostra "Casa Luzzi, vive", storia dell'occupazione di un-ex sanatorio da parte del Movimento di Lotta per la Casa, insieme a 350 famiglie di immigrati. Nel 2008 con l'associazione "Fiori di strada" realizza un lavoro sulla vita delle prostitute. Nel 2009 realizza il calendario e la mostra "Obiettivo Sahrawi", con cui racconta le condizioni di vita nei campi profughi sahrawi. Dal 2004, tiene corsi e workshop sulla fotografia sociale in Italia e in vari Paesi del sud del mondo. Di Meo, ama definirsi "fotografo di strada"... è solo camminando, vivendo tra la gente, immergendosi completamente nella realtà e condividendone la vita sociale, che si può cercare di racchiudere in un fotogramma la poesia del quotidiano.





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 COLLABORAZIONI:  


Italia: Arci-Arcs, Oxfam, Libera, Amici Rom,
Fiori di strada, Mov. di Lotta per la Casa.

Bolivia: Yanapakuna, Mlal.

Bosnia: Arcs, Oxfam.

Brasile: M.S.T. "Sem Terra", Gruppo E.C.O,
Il sorriso dei miei bimbi, Mov. Sem Tetto.

Cuba:  Ass. Italia-Cuba, Si por Cuba.

Kurdistan: UiKi Curdi.

Libano: Arcs, Oxfam.

Perù: Alas de esperanza.

Sahrawi: Arcs, Rio de oro.

Serbia: Nshc, Sos Villaggio del Fanciullo.

















 FOTOGRAFIA SOCIALE  


La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse. Purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, violenta, piena di clichè, immagini che hanno contribuito ad assuefare le nostre coscienze. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. C'è bisogno di una fotografia che necessità di una sensibilità, di un'etica, di un impegno particolare. Una "fotografia" che vuole essere una sorta di ricerca antropologica dove il fotografo viene immerso nel contesto che lo circonda, dovendosi inserire in tale realtà senza creare ulteriori difficoltà. Una fotografia desiderosa di farsi carico delle lotte, della rabbia, delle ingiustizie che ci circondano; una fotografia capace di indignare parlando con amore, passione, speranza. E' questa quella che io amo definire la mia fotografia, è questa che cerco di trasmettere durante i miei workshop. Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a mio avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.

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